#DFF14 MIGLIOR CORTO ‘IPDENTICAL’. TUTTI I VINCITORI E LE MENZIONI

La 14esima edizione del concorso internazionale di cortometraggio Dieciminuti Film Festival si è chiusa anche quest’anno con la cerimonia di premiazione dei vincitori. Al termine della ‘cinque giorni’ che si è svolta come ogni anno al cinema teatro Antares di Ceccano sono stati assegnati i seguenti premi:

OFFICIAL SELECTION

Miglior Corto: IPDENTICAL di Marco Huertas (Spagna)

EXTRALARGE

Miglior Corto: 2ND CLASS di Jimmy Olsson (Svezia)

ANIMATIONS

Miglior Corto: INANIMATE di Lucia Bulgheroni (Italia)

DOC10

Miglior Corto: I WANT TO SEE FOR MYSELF di Fanyana Hlabangane (Sud Africa)

FUTURAMA COMPETITION

Miglior Corto ex-aequo: SPEGNI IL CELLULARE E ACCENDI IL CUORE di Gerardo Lamattina (Italia)

Miglior Corto ex-aequo: ADAM di Alyce Rogers (U.S.A.)

Altri premi:

Menzione Speciale della Giuria: FIFTEEN – QUINCE di Peiman Zekavat (GB / Perù)

Miglior Attrice: KSENIA RAPPOPORT per FAREWELL, MY LOVE! di Ksenia Rappoport (Russia)

Miglior Attore: PABLO MUÑOZ per 9 PASOS di Marisa Crespo, Moisés Romera

Miglior Sceneggiatura: LA GITA di Salvatore Allocca (Italia)

Miglior Fotografia: ULYSSES di Jorge Malpica (Messico)

Miglior Montaggio: A SIX MINUTE SHORT FILM di Georgi Kanchev (Bulgaria)

Miglior Colonna Sonora: THE NANNY di Max Miller (Autralia)

The long awaited award ceremony concludes this 14th edition of Dieciminuti Film Festival. The 14th annual ceremony was held on March 23rd at Antares Cinema in Ceccano. Below is the complete list of winners:

OFFICIAL SELECTION

Best Film: IPDENTICAL by Marco Huertas (Spain)

EXTRALARGE

Best Extralarge: 2ND CLASS by Jimmy Olsson (Sweden)

ANIMATIONS

Best Animation: INANIMATE by Lucia Bulgheroni (Italy)

DOC10

Best Documentary: I WANT TO SEE FOR MYSELF by Fanyana Hlabangane (South Africa)

FUTURAMA COMPETITION

Best Film – Futurama Competition (ex-aequo): SPEGNI IL CELLULARE E ACCENDI IL CUORE by Gerardo Lamattina (Italy)

Best Film – Futurama Competition (ex-aequo): ADAM by Alyce Rogers (USA)

Other:

Special Mention of the Jury: FIFTEEN – QUINCE by Peiman Zekavat (GB / Peru)

Best Actress: KSENIA RAPPOPORT for FAREWELL, MY LOVE! by Ksenia Rappoport (Russia)

Best Actor: PABLO MUÑOZ for 9 PASOS by Marisa Crespo and Moisés Romera (Spain)

Best Screenplay: LA GITA by Salvatore Allocca (Italy)

Best Cinematography: ULYSSES by Jorge Malpica (Mexico)

Best Editing: A SIX MINUTE SHORT FILM by Georgi Kanchev (Bulgaria)

Best Soundtrack: THE NANNY by Max Miller (Australia)

#DFF14/ Animazioni per tutti!

La magia dell’arte, ci spiega Valentina Longo, raggiunge toni poetici e ponderati nei 10 corti selezionati per la categoria Animazione.

Una riflessione sul ritorno della vita e sull’effetto che le azioni di ognuno possono avere sul prossimo in Circuit, della svizzera Delia Hess. In un piccolo mondo ideale, tutto è circolare e ogni evento segue il suo ciclo perpetuo, come ad esempio un pesce compie sempre lo stesso viaggio dalla nascita alla morte.

Si assiste ad una doppia rinascita in Cazatalentos, di José Herrera, quando un talent scout ormai dimenticato torna sulla scena con una meravigliosa ballerina di flamenco che… Non è esattamente come appare!

Una lacrima potrebbe scendere di fronte alla tenacia di un robottino in Toucher les Étoiles, di Mathilde Beaudet e Felix Caouette. La caparbietà con cui insegue il suo sogno riesce a smuovere la commozione più sincera.

“Patrick, look. It’s fake!” Questa è una delle battute della protagonista nel corto in stop motion Inanimate di Lucia Bulgheroni ed è anche la frase più indicativa: non capita tutti i giorni di accorgersi di vivere in un mondo costruito, ma quando capita…

La più profonda tenerezza è raggiunta in Vs. Santa, di Aitor Herrero e Raul Colomer. Quando si parla dei desideri dei bambini, infatti, non bisogna farsi ingannare dalle apparenze: spesso alla felicità non si può attribuire una forma unica e definita!

Joanna Polak, dalla Polonia, nel suo Wełniaki immagina un mondo fatto di lana. Mette in scena una storia divertente e originale, che cela però un significato più attuale. Il suo mondo, come quello reale, è infatti il risultato del lavoro dei suoi due abitanti e dell’amore che loro gli dedicano.

A metà strada tra il tragico e il (molto) comico è il corto Hors Piste, di Léo Brunel, Loris Cavalier, Camille Jalabert e Oscar Mallet. Uno sventurato sciatore ha un incidente in alta quota, due maldestri soccorritori arriveranno in suo aiuto. Molto apprezzato è il riferimento al film 2001: Odissea nello Spazio in una delle scene!

Macaron Love, di Chen Jun-Hao (dal Taiwan), ci mostra come un gesto inaspettato possa appianare anche una forte discussione. Basta avere un pensiero d’amore!

Inseguire un sogno e viverlo può essere difficile. L’ex astronauta in Sans Gravité, di Charline Parisot, Jérémy Cissé, Fioretta Caterina Cosmidis, Flore Allier, Maude Lamaître-Banchart e Ludovic Abraham, troverà molte difficoltà a riambientarsi nella vita di tutti i giorni dopo averlo realizzato.

Infine, Sacrées Nonnes di Anissa Beddiaf, Edwige Bellin, Lucie Fillon, Perrine Lemonnier, Zacharia Mekideche, Léa Mourad e Armelle Roy mostra in chiave umoristica il volto nascosto e controverso di chi non fa ciò che predica.

Una selezione di cui godere la visione con leggerezza, con gli occhi spensierati di un bambino, ma allo stesso tempo con lo sguardo attento a cogliere le note più importanti in mezzo alla spassosa melodia in sottofondo.

The magic of art reaches poetic and sensible tones in the ten selected animated short movies.

In Circuit, Swiss director Delia Hess gives us the chance to ponder on the return of life and the effects that one’s action can have on someone else. In a tiny ideal world, everything is circular, and every single event follows its perpetual cycle – just like a fish that keeps going on the same journey from birth until death.

José Herrera’s Cazatalentos lets us take part in a double comeback. A long-forgotten talent scout is given a second chance when he meets an astounding flamenco dancer… but things are not exactly as they seem!

One could even shed a tear while watching a tenacious robot in Toucher les Étoiles by Mathilde Beaudet and Felix Caouette. His stubbornness in following his dream has the ability to be deeply touching.

Patrick, look. It’s fake!” This is one of the main characters’ lines in Lucia Bulgheroni’s stop motion short film Inanimate. This line also seems to be the most descriptive: realising you live in an artificial world is not something that happens every day, but when it does…

It is with Aitor Herrero and Raul Colomer’s Vs. Santa that we reach the deepest kind of tenderness. Indeed, when it comes to children’s wishes, nothing is as it seems: often happiness does not have a single and definite form.

The Polish Joanna Polak imagines a woolly world in her short animation Wełniaki. She stages a funny and original story in which lies quite a modern moral. Her world, just like the real one, is actually the result of the hard work and the profound nurturing love of its two inhabitants.

Halfway between drama and comedy, Hors Piste is the short film presented by Léo Brunel, Loris Cavalier, Camille Jalabert and Oscar Mallet. An unlucky skier has a high altitude accident, and two clumsy rescuer will come to his aid. The reference to the motion picture 2001: Space Odyssey in one of the scenes deserves a special mention.

Macaron Love by Taiwanese Chen Jun-Hao demonstrates how an unexpected gesture could ease even the hardest fight. All it takes is a love gesture!

Chasing and living a dream is not as easy as it seems. Charline Parisot, Jérémy Cissé, Fioretta Caterina Cosmidis, Flore Allier, Maude Lamaître-Banchart and Ludovic Abraham are the authors behind Sans Gravité, a short animation that tells the story of a former astronaut who experiences the hardships of getting back to his everyday life after he fulfilled his dream.

Lastly, Sacrées Nonnes by Anissa Beddiaf, Edwige Bellin, Lucie Fillon, Perrine Lemonnier, Zacharia Mekideche, Léa Mourad and Armelle Roy depicts with fine humour the hidden and controversial truth of those who do not act as they preach. This selection of short pictures is one to watch both light-heartedly, as a child would do, and with a keen eye able to catch all the deepest notes scattered around the funny harmonies.

#DFF14/ Gli ‘Extra’ di qualità!

I 10 corti della sezione Extralarge, tutti della durata compresa tra i 12 e i 15 minuti, toccano senza esclusione argomenti importanti, sfruttando bene tecnica, silenzi e dialoghi in narrazioni chiare e dirette. Come ci spiega nel dettaglio Valentina Longo nella sua nota critica.

La religione e il rapporto di un’anziana fedele con la morte vengono inscritti in un paese distrutto dal terremoto in Così in Terra, di Pier Lorenzo Pisano. Un contesto già difficile di per sé, aggravato dalla perdita di qualsiasi avere e di tutta la famiglia da parte della co-protagonista, che la porta a credere che Dio abbia fatto “uno sbaglio”, e che sia compito suo “aggiustare le cose”.

Segreti e follia trovano il loro intreccio in The Nanny, dell’australiano Max Miller. Una baby-sitter dall’aspetto inquietante si prende cura di una dolcissima bambina dai genitori assenti, donandole l’affetto che loro non riescono a trasmetterle. Il colpo di scena è alle porte!

Sogni nascenti e presumibilmente irrealizzabili sono espressi in On the Border, del cinese Wei ShuJun. Protagonista un giovane di origini coreane che desidera andare in Corea per soddisfare le sue ambizioni, ostacolato dai desideri del padre e dal sistema sociale e politico chiuso in cui vive.

Sicuramente attuale e più che mai vicino alla situazione corrente in Italia è La Gita, di Salvatore Allocca. Una ragazza di colore frequenta una scuola superiore a Napoli, e aspetta con impazienza la gita a Parigi programmata con la sua classe. Tra commenti razzisti e cavilli burocratici, si dipana il ritratto di una ragazza dolce e diligente e della vita di chi è nato oltre il confine.

La regista italiana Cecilia Albertini, in collaborazione con l’attrice Francesca Inaudi, firma Labor, prodotto tra Italia e USA. Una giovane madre affronta una gravidanza surrogata, complicata da problemi al bambino non ancora nato. L’impossibilità di prendere decisioni riguardo alla sua gestazione è sottolineata dal suo silenzio durante tutto il corto, eccezion fatta per due frasi dedicate esclusivamente a suo figlio.

La Spagna del 1975 è l’ambientazione in cui s’inserisce Mi querido balón, di Gaizka Urresti. Il giorno della morte del generale Franco un gruppo eterogeneo di bambini decide di giocare a pallone in un campo. Questa è l’occasione per inscenare un teatro di bullismo da parte del figlio viziato di un politico e la ribellione del figlio di un uomo umile, che vedrà il suo riflesso nel confronto tra i due genitori. Argomento delicato narrato in modo semplice, schietto e incisivo.

Il razzismo è una piaga che affligge tutto il mondo e che spesso, purtroppo, si tramanda di padre in figlio come base ideologica. In 2ⁿᵈ class lo svedese Jimmy Olsson espone l’argomento in toni duri, eppure in maniera finalmente fresca, come si potrebbe (e si dovrebbe) spiegare a un bambino, tramite la reazione di un’insegnante di colore verso il figlio del suo aggressore.

Prabal Chakraborty è specializzato nelle differenze di genere in India. Sfrutta questa sua abilità nel corto The other half, in cui descrive per mezzo di una sorta di montaggio alternato l’opposta accoglienza a casa di due vincitori del primo premio di un importante workshop, un uomo e una donna.

In tema interculturale non manca la storia di una giovane sposa di origini arabe che vive in America mentre suo marito è gravemente ferito in Siria. Salam, di Claire Fowler, circoscrive una donna moderna e lavoratrice in un contesto urbano, in un viaggio lungo una notte che è quasi la sua personale Odissea.

Infine, dalla regista Mai Nakanishi alle prese con il suo primo cortometraggio ci arriva Hana, la storia di una baby-sitter alle prese con una bambina difficile da gestire e una madre che nasconde un segreto che scoprirà nel più inquietante dei modi. Riprendendo le tinte della tradizione horror giapponese, il corto guida lo spettatore attraverso una strada ricca di suspense che condurrà a un finale a prima vista confuso, ma più doloroso a un secondo pensiero.

Questa la raccolta di corti che fanno della loro diversità un punto di forza e che scorrono in maniera così lineare da non dare la percezione del passare del tempo.

Ten short films – between 12 and 15 minutes – make up the Extralarge section of the festival. All of them revolve around important themes by making a clever use of techniques, moments of silence and dialogues in straightforward and clear narratives.  

In a town destroyed by an earthquake, religion and the relationship between an old faithful woman and death are the main themes of Così in Terra, by Pier Lorenzo Pisano. This already challenging situation is worsened by the loss of any belonging – as well as the loss of the whole family of the co-protagonist, which leads her to think that God has “made a mistake”, resulting in her resolution to “fix everything”.

The plot of Australian Max Miller’s The Nanny is characterised by secrets and madness. A creepy-looking babysitter looks after an incredibly sweet little girl and attempts to give her the love and affection that her absent parents are not capable to give her. A turn of events is impending!

Presumably unattainable dreams are the main focus of On the Border, a short film by Chinese Wei ShuJun. The main character is a boy of Korean descent whose dream is to go to Korea to reach his goals. But his ambitions are hindered both by his father’s will and by the very narrow-minded political and social system he lives in.

Salvatore Allocca’s La Gita (The School Trip) is indeed truly relevant in regards to the present day situation of Italy. A black girl goes to school in Naples. She quivers with anticipation at the thought of the class trip to Paris. The portrait of a sweet diligent girl and the life of those who were born outside the country borders are depicted in the midst of racial slurs and bureaucratic quibbles.

Italian director Cecilia Albertini collaborates with actress Francesca Inaudi in the creation of Labor, produced between Italy and USA. A young mother deals with the complications of a surrogate pregnancy. Her struggles concerning the decisions about her gestation are underlined by her silence that characterises the whole short film, with the exceptions of two specific utterances she makes about her child.

Gaizka Urresti’s Mi Querido Balón is set in 1975 Spain. The day of General Franco’s death, a diverse group of children decides to play ball in a field. A spoiled child, son of a politician, will take this chance to bully the son of a humble man, who will refuse to play the victim. This interaction will be mirrored in the confrontation between their parents. This delicate topic is narrated in a clear, straightforward way.

Racism is an ideology that unfortunately is often passed on from father to son. In 2nd Class Swedish Jimmy Olsson condemns this issue with harsh tones but at the same time in an exceptionally spontaneous way. This is how such a sensitive topic could (and should) be explained to a child, through the simple but effective words of a teacher of color towards the son of her attacker.

Prabal Chakraborty often depicts gender issues in modern day India. This is the theme of his short film The Other Half, in which he makes a clever use of alternate montage to describe the discrepancies when a man and a woman both win the first prize at a prestigious workshop.

Multiculturalism is further explored in the story of a young bride of Arab origins who lives in the States while her husband, deployed in Syria, is seriously injured. Claire Fowler’s Salam depicts a modern working woman in a urban setting through a journey that lasts a whole night as a kind of personal Odyssey.

To conclude, Mai Nakanishi’s first short film is Hana, the story of a babysitter dealing with a problematic child and a mother who is hiding a secret that will be revealed in an upsetting scene. Clearly hinting at Japanese horror tradition, this short film will keep the audience on the edge of their seats, leading to a finale that might seem confusing at first, but on second thought is actually more painful.

Selected by the audience during the Dieci Storie Brevi contest, Giovani Italiani – exceptional short film by Alessandro Panza, featuring Federico Maria Galante – is the cherry on top of the cake. It portrays a bold and clear showcase of the stereotypes on the alleged differences between those who are born in Italy and those who, even though they were born abroad, are Italian in the bottom of their heart and are able to make a virtue of their national identity.

This collection of short films makes the point of underlining how diversity can be a strength. The flow of these stories is so linear that the passage of time is unperceivable.

#DFF14/ ‘Futurama Competition’, spazio ai registi di domani!

La sezione Futurama Competition è la novità di questa edizione del DFF.  Andrea Cianchetta e Marco Rossi ci illustrano i lavori in concorso

Dedicata ai cortometraggi prodotti dalle scuole medie e superiori, dando così spazio agli studenti che saranno i veri protagonisti di questa sezione. I cortometraggi affrontano varie tematiche, spaziando tra problemi attuali come quello del bullismo, presente nel cortometraggio Spegni il cellulare e accendi il cuore di Gerardo la Mattina, quello poetico di Elogio dei piedi girato dagli studenti dell’I.G.S. Giovanni XXIII di Santa Maria a Vico (CE) coordinati da Giuseppe Sagnelli, quello sulla tenacia del piccolo Adam girato dalla studentessa americana Alyce Rogers, per arrivare al corto La Lezione, girato sulla nave da crociera, dagli  allievi degli istituti Anjoi di Carbonia e Azuni di Cagliari, e l’intrigante Loop” diretto dagli studenti dell’istituto Morigia Perdisa di Ravenna.

Il cinema che piace, il cinema dei giovani che provano a trasmettere le loro sensazioni in un mondo dove risulta sempre più difficile farlo. Il cinema come valvola di sfogo. Quale occasione migliore per supportare il prodotto dei giovani, se non quella dello spazio che dedica ogni anno il DFF di Ceccano, al mondo della settima arte. L’arte che rende vivi, l’arte che vive, l’arte che vivi.  

The Futurama Competition is the novelty of this year’s edition of Dieciminuti Film Festival, a category entirely dedicated to short films produced by secondary school students. These short films range from topical issues such as bullying portrayed in Spegni il cellulare e accendi il cuore by Gerardo La Mattina, to poetry in Elogio dei piedi by the students from I.G.S. Giovanni XXIII in Santa Maria a Vico (CE), and perseverance in Adam by US student Alyce Rogers. Not to mention La Lezione, shot on a cruise ship by the students from Anjoi and Azuni institutes, from Carbonia and Cagliari respectively, or the intriguing Loop by the students from Morigia Perdisa in Ravenna.

The Futurama Competition is a space for young people to express their feelings through cinema in a world where it is becoming harder and harder to do so. What better opportunity to support young people’s works than during DFF, an event that every year celebrates the seventh art. After all, the arts are what make life worth living.

#DFF14/ Gli ‘Official’ in concorso

I finalisti di quest’anno:

9 Pasos (Spain)

In apertura della seconda serata del DFF14 è sempre Giuliano Pagliei che ci illustra i corti della sezione ‘Official Selection‘.

Quest’horror, scritto, prodotto e diretto da Marisa Crespo e Moisés Romera, porta lo spettatore a rivivere le proprie paure infantili. Un padre esorta il giovane figlio a percorrere i nove passi necessari ad attraversare il buio corridoio che lo separa dal bagno così da spingerlo a superare le sue paure. Una forte tensione stringe lo spettatore che osserva l’innocente bambino sforzarsi passo dopo passo di raggiungere la meta. Suspance che giunge al culmine quando viene a mancare la già fievole luce che illuminava il corridoio. Il finale a sorpresa impedisce allo spettatore di riprendere del tutto il fiato trattenuto durante la visione.

Anna (Italy)

Il corto nostrano diretto da Federica D’Ignoti ci trascina in un colloquio tra un “analista” (Pietro De Silva) e la sua paziente (Valentina Lodovini) in cui il primo viene rappresentato come un cinico poliziotto cattivo (punta la luce di una lampada verso gli occhi di Anna) che sfrutta l’interrogatorio per farsi beffe dell’ingenua ragazza alle prese con delle pene amorose. L’uso serrato del campo-controcampo richiama appunto le scene d’interrogatorio dei gialli o dei drammi psicanalitici (quale la sempre nostrana serie “In Treatment”).

Il turning point rivela false le attese che lo spettatore si era creato nell’interpretazione del ruolo dei personaggi.

A 6 Minute Short Film (Bulgaria)

Lo humour nero di Georgi Kanchev trasforma il rito funebre in una farsa grottesca.

Questa breve storia richiama le riflessioni di Giorgio Agamben sul concetto di “profanazione”, capovolgimento del rito sacro quale gioco, qui ironia che permette di superare il lutto e sconfiggere il complesso della mummia baziniano. Molti gli echi che vi si possono sentire: dal funerale di “Amici miei” alla satira anglosassone “Funeral Party”.

Boo Boo by Ivan Yu (Hong Kong)

Chubby, un sensibile bambino di dieci anni, non riesce a lasciarsi alle spalle il dolore della perdita del suo cane, Boo Boo. Festeggia i suoi compleanni e porta sempre con sé la sua reliquia, una scatola si suppone che contenga le ceneri dell’animale. Dopo l’ennesimo compleanno festeggiato la liberazione di una farfalla lascia presagire il superamento del lutto.

Clown (Ukraine)

Olexander Kyrienko ci mostra l’importanza del ruolo delle fabulazioni collettive nella vita sociale. La vita monotona di un poliziotto viene interrotta ogni giorno quando prende i mezzi pubblici. L’autobus, grazie alla presenza di uno sconosciuto clown, si trasforma in un paradiso di colori, risate e palloncini in slow motion accompagnato dalla musica solare di un carillon che vediamo in montaggio alternato.

Dark Night (Russia)

Ivan Plechev si cimenta in un’ironica mescolanza di generi tipicamente americani. Un’apocalisse zombie si abbatte sulla Mosca di un temerario tassista, un Dark Knight, che si trova a dover ospitare nella sua macchina/carovana (si considera il road movie discendente diretto del Western) diversi personaggi spaventati dagli eventi che traghetterà verso la salvezza per poi riprendere diligentemente il proprio lavoro sul taxi.

Dispersion (Switzerland)

Basile Vuillemin dà vita con questo corto ad una distopia sepolcrale, nella quale l’automatismo tecnologico alienante della nostra epoca si trova a coinvolgere anche uno tra i più importanti rituali sociali umani. Non manca tuttavia l’ironia che si manifesta nella resa del protagonista davanti ad una intelligenza artificiale non troppo perspicace, nella rapacità umana priva di scrupoli (rappresentata qui dalla giovane donna che si fa pagare per assistere a funerali privi di testimoni) e nell’omaggio finale a “The Big Lebowski”. L’uso di filtri che rendono l’illuminazione degli ambienti monocroma o poco contrastata richiama un’altra distopia filmica: “Her” di Spike Jonze.

Farewell, my Love! (Russia)

Ksenia Rappoport dirige e interpreta il monologo di una donna portata alla disperazione dal tradimento del marito. I discorsi si susseguono senza soluzione di continuità in un flusso temporale indistinto tramite ellissi sottolineate da jump-cuts il più delle volte sul volto dell’attrice in primo piano, che ci comunicano chiaramente il progredire della donna, che sembra parlare da sola, in una disperazione sempre più folle. Quando ormai lo spettatore inizia a percepire la protagonista come un personaggio debole che si affligge, soggetto passivo all’interno della narrazione, un turning point rovescia il rapporto forza uomo-donna nella coppia. La rappresentazione-cliché della donna passiva all’interno di una società patriarcale viene ribaltata dalla trasformazione della stessa in monstrous feminine, topos narrativo di molti slasher film. Viene ribaltato anche il ruolo dello spettatore (il cui gaze per gran parte del corto coincide con lo sguardo dell’uomo traditore/soggetto attivo) nel momento in cui si vedono entrare in campo le gambe del marito. Un corto debitore ed erede dei Feminist Film Studies degli anni Settanta.

Fifteen – Quince (U.K. – Perù)

Questo toccante corto di Peiman Zekavat fa vestire allo spettatore i panni di una studentessa (interpretata da Kelly Analy) la cui vita piomba nel buio a seguito della pubblicazione di un video privato che la vede protagonista su internet. Il piccolo mondo provinciale della scuola si dimostra crudelmente incomprensivo verso la sventura capitata alla ragazza trasformandosi in una vera e propria società della vergogna.

Il corto è composto da un unico piano sequenza. L’incertezza e le paure della ragazza sono sottolineate dalle inquadrature non stabili della camera a mano che ne segue costantemente i passi mostrandoci ora le sue spalle curve, ora il suo volto teso nel trattenere le lacrime, la voce che esce a fatica, innaturale dalla sua bocca in risposta alle domande che le vengono poste, e tenendo fuori campo il volto della sua crudele delatrice, il preside della scuola, l’adulto che dovrebbe aiutare e capire i ragazzi che si trovano sotto la sua supervisione.

Ipdentical (Spain)

Nella mente di Anna (Manuela Vellés), colletto bianco di un mondo distopico nel quale un monopolio conformista avvolge ogni forma di espressione, dal cinema all’arte visiva, dall’architettura alla musica (unico svago lasciato ai personaggi l’ascoltare la stessa piatta melodia), riaffiorano i ricordi di un lontano passato colorato, ben diverso dal monocorde mondo in cui vive dominato da una scala di grigi, nel quale ascoltava il padre comporre “The Ultimate Song”. Questi brevi flashback di un vissuto lontano in montaggio parallelo al presente distopico non sono sufficienti a far evadere la protagonista dal presente. Le ultime inquadrature unite da raccordi sull’asse e dal raccordo sonoro della tediosa melodia distopica, ci mostrano un progressivo allontanamento dalla finestra dell’appartamento di Anna aprendo la vista ad una sempre maggior porzione di grattacielo, ripetizione monotona di un unico ordine architettonico. Marco Huertas ci porta in un mondo distopico che può vantare celebri predecessori da “1984” di George Orwell a “THX1138” di George Lucas.

Lina (France)

Il corto di Dominique Barniaud ritrae i problemi adolescenziali attraverso il dialogo tra una madre e una figlia. Lina, una bambina meno ingenua di quanto la madre consideri, ha bisogno dei consigli di un adulto. Tuttavia il contatto con il mondo degli adulti la ferisce, un mondo non privo di contraddizioni che si rivolge in modo troppo cinico alle emozioni. Non a caso la bambina nasconde alla madre l’identità della ragazza di cui è innamorata.

Toccante e divertente la sequenza a episodi in cui la madre insegna a Lina come baciare.

Megan (U.S.A.)

Greg Strasz si dedica con ironia al disaster movie fantascientifico. Una giovane scienziata è alla ricerca di un antidoto che possa salvare l’umanità dall’estinzione. Diversi i topos del genere che compaiono nel corto come la catastrofe che coglie un bambino impreparato mentre gioca in spiaggia. Grande cura viene dedicata agli effetti visivi, cui Greg Strasz è un affermato esperto.

Tiikeri (Finland)

Nel corto di Mikko Myllylahti si assiste al muto dramma familiare di un bambino. Il costume da tigre indossato da questi e il suo silenzio richiamano l’ambiguità dei “Rabbits” di David Lynch. Il fucile del padre ubriaco non seguirà le orme della pistola di Cechov. La dimensione onirica in cui il bambino immagina di trovarsi esprime il senso di inadeguatezza nel vivere con un genitore violento e alcolizzato.

Ulysses (Mexico)

Jorge Malpica reinterpreta la figura mitologica della sirena. Il cinico uomo moderno non subisce il fascino della creatura. Un incredibile uso della CGI accompagna la visione dello spettatore.

Yawth (Greece)

In un’epoca in cui siamo costantemente avvolti dai media e dai social network, Dimitris Tsakaleas si interroga disilluso sul loro ruolo nella vita delle nuove generazioni. Alle inquadrature vengono sovrapposte come fossero HUD videoludici le chat dei ragazzi che vengono rappresentate così come fossero una realtà aumentata rispetto quella rappresentata dalle riprese.

Rivalità (Italia)

L’attore Luigi Imola si cimenta nella regia del suo primo cortometraggio. Francesca e Domiziana sono due sorelle molto legate tra loro ma qualcosa sembra essersi rotto. Si rifugiano in due amicizie in chat, ma non tutto va come previsto.

The category Official Selection includes short films under ten minutes of a variety of genres. This year’ finalists are:

9 Pasos (Spain)

This horror picture – written, produced and directed by Marisa Crespo and Moisés Romera – brings the audience to relive their childhood fears. A father encourages his child to walk nine steps across a dark corridor, hoping to help him overcome his fears. The spectators will hold their breath while the innocent child strives to gradually reach the bathroom. The suspense reaches its peak when the already faint light in the corridor vanishes altogether. The surprise ending prevents the audience from completely releasing their breath, tightly held during the vision.

Anna (Italy)

In this short film – directed by Federica D’Ignoti – the audience witnesses a conversation between a “therapist” (Pietro De Silva) and his patient (Valentina Lodovini). The former is portrayed as a cynical, bad cop – he points a bright light at Anna’s eyes – who takes advantage of his position to mock the naive, lovesick girl. The frequent use of the shot reverse-shot pattern hints at drama television series’ interrogation sequences. The turning point reveals that the spectators drew their conclusions about the characters on false expectations.

A 6 Minute Short Film (Bulgaria)

Georgi Kanchev’s black humour turns the funeral rite into a grotesque farce. This short story recalls the considerations by Giorgio Agamben on the concept of desecration, meaning the upturning of the sacred ritual in the form of a game. In this specific case, it is the kind of irony that helps overcome grief as well as defeating Bazin’s Mummy Complex. This film openly hints at the funeral in Amici Miei and the English satire in Funeral Party.

Boo Boo by Ivan Yu (Hong Kong)

Chubby is a sensitive ten-year-old child who cannot stop grieving the loss of his dog Boo Boo. He celebrates his birthdays and he always carries his memento with him: a box allegedly containing the animal’s ashes. After yet another birthday celebration, the release of a butterfly suggests that the loss was finally overcome.

Clown (Ukraine)

 Olexander Kyrienko highlights the importance of tales in society. The monotonous life of a police officer is interrupted every day the moment he gets on public transport. A mysterious clown brings colour and laughter on the bus. A cheerful carillon can be heard on the background while the bus fills with joy and colourful balloons.

 Dark Night (Russia)

Ivan Plechev experiments with this ironical mixture of typical American genres. A zombie apocalypse falls upon Moscow, and a brave taxi driver finds himself driving many frightened characters in his car. In this road movie – a genre that has its roots in Western classics – the hero will have to drive all his passengers to safety so that he can then go back to his daily life.

Dispersion (Switzerland)

With this short film, Basile Vuillemin gives life to a sepulchral dystopia. Here the alienating technological automatism of our times goes far as incorporating one of the most significant human social experiences. Nevertheless, the irony is not lost, and it can be found when the main character is confronted with a not so clever AI; it can also be perceived in the ruthless human greed here represented by a young woman who asks to get paid to attend unattended funerals. Not to mention the final homage to The Big Lebowski. The monochromatic and low contrast light– obtained by using filters – recalls another dystopian picture: Her, by Spike Jonze.

Farewell, my Love! (Russia)

Ksenia Rappoport directs herself in this monologue portraying a woman upset upon discovering her husband’s betrayal. The time flow appears to be blurred as a succession of thoughts underlined by jump cuts often landing on close-ups of the actress. These techniques mimic the escalating feelings of the woman, who appears to be talking to herself in a growing state of mad desperation. When the spectator gets a grasp of the character in the narrative as a weak, needy and passive individual, a turning point inverts the relationship between man and woman. The stereotypical idea of the passive woman subject to patriarchal society is subverted by the metamorphosis of the main character into a monstrous feminine – a topic widely used in slasher films. The role of the audience changes as well: for most of the short film, the gaze coincides with that of the active, cheating man, until the husband’s legs appear in the shot. This short film is both debtor and heir of the Feminist film Studies of the 70’s.

Fifteen – Quince (UK, Peru)

In this touching short film by Peiman Zekavat the audience is led to empathise with a teenage student (Kelly Analy) whose life turns for the worst after a private video of her starts circulating on the internet. The school’s narrow-mindedness proves to be viciously unsympathetic towards the girl’s misfortune. Therefore, the school becomes a real shaming society.

The short film revolves around a long shot. The girl’s fears and uncertainties are underlined by the shaky shots of the camera: by constantly following the main character, we are aware of her hunched shoulders, her tense expression when she is holding her tears, and her forced answers. The shot does not move on the cruel principal who, instead of being helpful and understanding towards her pupils, appears to be their oppressor.

Ipdentical (Spain)

In a dystopian world in which a conformist monopoly entails every expressive outlet – from television to art, from architecture to the only flat, monotone melody the protagonists are allowed to listen to – the white collar Anna (Manuela Vellés) starts recalling memories of a long gone colourful past in which she used to listen to her dad composing “The Ultimate Song”. These short glimpses from the past – tied in a parallel montage with images of the dystopian, grey present day life – are not enough to let the main character escape her alienating life. The last few scenes, tied together by the use of the same shots and monotonous melody, accompany a progressive detachment from Anna’s apartment to reveal part of a skyscraper, the only known type of building. Marco Huertas explores a dystopian world that recalls the ones portrayed by George Orwell in 1984 and George Lucas in THX1138.

Lina (France)                                      

Dominique Barniaud’s short film portrays the issues of a teenage girl through her dialogue with her mother. Less naive than her mother would think, Lina is a child in need of some grownup advice. Nevertheless, the contradictory and cynical grownups’ world hurts her, forcing the child to hide from her mother the identity of the girl she has a crush on. The sequence in which Lina’s mother teaches her how to kiss has a touching but at the same time funny quality.

Megan (USA)

Greg Strasz ironically revisits the sci-fi disaster movie. A young scientist is looking for an antidote to prevent the extinction of humankind. The short film deals with many key topics of the genre, such as a child victim of a disaster while playing on the beach. Being an expert in the field, Greg Strasz pays particular attention to the use of special effects.

Tiikeri (Finland)

Mikko Myllylahti’s short film silently depicts the dramatic family situation of a child; his silence and habit of wearing a tiger costume hints at the ambiguity of Rabbits by David Lynch. The uncomfortable sense of inadequacy given by living with an abusive drunk parent is expressed by the oneiric dimension in which the child sees himself.

Ulysses (Mexico)

Jorge Malpica revisits the mythological creature known as siren. The creature’s charm does not affect the cynical modern man. A terrific use of CGI accompanies the audience’s view.

Yawth (Greece)

In this age when media and social networks are ever-present, Dimitris Tsakaelas disappointingly wonders what role they occupy in the daily life of new generations of young people. Their online chats overlap the shots as if they were HUD, mimicking the effects of an augmented reality when compared to the actual footage.

Rivalità (Italy)

The actor Luigi Imola experiments with directing his first short film. Francesca and Domiziana are two sisters and they are really attached to each other, but something seems to have been broken. They hide behind two virtual friendships, but nothing goes the way it’s supposed to.

#DFF14/ Ciak con i Doc10!

Il DFF14 apre le proiezioni della prima serata con i documentari, sezione che ci illustra Giuliano Pagliei:

Allafinfinfirifinfinfine (Italy) 
Paolo Villaggio, noto ai più come “Fantozzi”, si ritrae, in questo corto girato da Francesco D’Ascenzo, con lucidità e autoironia, consapevole dell’importante ruolo che ha ricoperto all’interno del cinema italiano, pur non privo di rimpianti (Fantozzi personaggio che, come sostiene, ha usato o personaggio da cui è stato inghiottitto?). Consapevolmente disilluso nei confronti delle grandi domande della vita e della religione, si confronta con le paure dei problemi fisici e mentali legati alla vecchiaia. Questo breve scorcio sulla vita di Paolo Villaggio, si rivela oggi un interessante documento biografico che precede di poco la morte del comico. 
Eli – A Portrait (Germany) 
Attraverso Lumen Nguyen, Eli mostra un coraggioso ritratto si sé. Ruolo primario nel documentario la possibilità di poter condurre lo spettatore in una realtà a lui sconosciuta o a vederne una nota sotto diversi punti di vista. Eli parla, senza sottomettersi a un senso del pudore convenzionale, del proprio rapporto con la sessualità, un rapporto ambiguo (“this decision to not make a decision”) che rifiuta ogni categorizzazione nazionale in quanto riduttiva. Vengono alternate sequenze in cui si osserva la vita quotidiana di Eli, accompagnate dalla sua voice over, ad altre Vlog, nelle quali Eli mostra e racconta i mutamenti fisici che lo interessano a seguito degli interventi cui si sottopone. L’ambiente del festival cinematografico si configura ancora una volta come il luogo ideale in cui poter sensibilizzare il pubblico verso i problemi e le dinamiche LGBT, come in passato aveva mostrato Paris is burning di Jennie Livingston. 
I Want to see for myself (South Africa) 
L’eredità di Arthur Ashe, che si batté contro le politiche di apartheid del Sud Africa, viene raccolta da Fanyana Hlabangane e mostrata attraverso le esperienze della giovane promessa del tennis Amukelani Mokone prima nell’Arthur Ashe T.C. a Soweto, sotto l’ala del suo coach Oupa Nithuping, poi all’estero. 
Il cortometraggio fa uso del montaggio parallelo per alternare fonti storiche e riprese attuali, nelle quali le inquadrature richiamano, pur non prestandosi mai ad una sovrapposizione, la presa diretta sportiva. 
My 70’s Vlog (U.K.) 
“Maybe this is technology…changing us”: con queste parole Paul Howard Allen chiude 
quest’originale Vlog anni ‘70. Un salto tecnologico nel passato verso il Super 8, il celebre formato pellicola introdotto dalla Kodak negli anni ‘60 e che dominò a lungo il mercato del video amatoriale. “Noi apparteniamo a dei dispositivi e agiamo in essi”: il pensiero del filosofo francese Gilles Deleuze viene riproposto al termine di questo breve documentario. 
Tra gli anni ‘70 e il mondo odierno si è aperto un divario, non solo tecnologico ma percettivo.
E di conseguenza è cambiato il nostro modo di comportarci. Il Vlog, il video blog, 
cinquant’anni fa non solo non sarebbe potuto esistere, non sarebbe stato concepibile. 
Tuttavia per quella bassa definizione del passato nasce oggi una sorta di rimpianto: tratto distintivo di molto cinema contemporaneo, teorizzato da Thomas Elsaesser attraverso la nozione di “tecnostalgia”, l’attribuire ad oggetti del mondo tecnologico divenuti ormai obsoleti una sorta di aura museale. “Be kind rewind” di Michel Gondry e “Super 8” di J.J.Abrams ne sono un esempio peculiare. Howard Allen fa proprio questo approccio contemporaneo alla tecnologia obsoleta declinandolo in modo originale. 
Semilla (Colombia) 
José Javier Castro Hurtado e Sebastián Orozco Betancur spiegano attraverso la propria esperienza personale nell’area rurale di Vereda Arenales, quanto sia importante prendere coscienza del problema dei rifiuti, che si estende a quello dei cambiamenti climatici e che riguarda tutta la società. È un tema al giorno d’oggi sempre più percepito e portato all’attenzione del grande pubblico dalle stesse nazioni che tentano la via di accordi internazionali ma anche dai singoli, le campagne di sensibilizzazione di Greta Thunberg hanno dato il via a quelle della cosidetta “green generation”. Anche il Dieciminuti Film Festival si muove in questa direzione: per la 14esima edizione è stata scelta una campagna di sensibilizzazione per la tutela e la difesa del territorio con la promozione di un evento “Plastic Free”.

Allafinfinfirifinfinfine (Italy)

Paolo Villaggio – widely known for his character Fantozzi – ironically and lucidly depicts himself in this short documentary by Francesco D’Ascenzo. The actor shows clarity of mind when describing his most famous role and its impact on Italian cinema – but not without regrets: was Villaggio able to portray this character or was he absorbed by it? Consciously disillusioned when it comes to the great questions of life and religion, he is forced to face those physical and mental fears that come with old age. This tiny glimpse of Villaggio’s life, filmed shortly before his demise, is an interesting memoir of the actor’s last years.

Eli – A Portrait (Germany)

Eli shows a courageous portrait of himself though Lumen Nguyen. The main aim of this documentary is to guide the spectator through an unknown reality, or at least show some aspects of it. While refusing to adopt any convention on modesty, Eli talks about his very fluid idea of sexuality, by talking about “this decision of not making a decision” – showing a rejection towards any rational label, since conventions seems to be an oversimplification. Eli’s voice accompanies images portraying his everyday life, while other scenes are characterized by Elis’ vlogs, in which he talks about the physical changes experienced after surgery.  A film festival screen is once again the ideal platform to raise awareness of LGBT issues, following the trail of Jennie Livingston’s Paris is Burning.

I Want to see for myself (South Africa)

Fanyana Hlabangane documents the legacy of the South African human rights activist Arthur Ashe through the eyes of young tennis player Amukelani Mokone, following the girl’s career at first at the Arthur Ashe Centre in Soweto with her coach Oupa Nithuping, then abroad. The short film uses parallel montages as a means to switch between historical images and more recent footage. This technique aims at mirroring the live recording of sport events.

My 70’s Vlog (U.K.)

“Maybe this is technology… changing us”: it is with these exact words that Paul Howard Allen concludes his original 70s Vlog. A jump back to the past and the Super 8 – the famous film format introduced in the 60s by Kodak, which was for so long the most popular companion among amateur filmmakers. “We belong to apparatuses, and we act within them”: this utterance expressed by the French philosopher Gilles Delouse is the moral of this short documentary. The gap between the 70s and present is not only one of technology but also one of perception. Therefore our behavior has changed as well. Fifty years ago a vlog (short for video blog) would have been not only impossible to make, but also inconceivable. Nevertheless, that kind of low-quality definition is now evoking some kind of nostalgia, which can be seen in many contemporary films, thanks to Thomas Elsaesser’s concept of “technostalgia” – meaning the attribution of a museum like quality to obsolete objects. Michel Gondry’s Be Kind Rewind and J.J Abram’s Super 8 are a perfect example of this phenomenon. Howard Allen portraits this modern approach to obsolete technology in a unique way.

Semilla (Colombia)

José Javier Castro Hurtado and Sebastián Orozco Betancur use their personal experience in the countryside area of Vereda Arenales to reiterate the importance of waste management and, more in general, climate change. This issue is brought to the attention of the public by the same nations that have been trying to reach an international agreement for so long but also by single individuals such as young activist Greta Thunberg. These awareness campaigns have paved the way for the so called “green generation”. DFF has taken quite a few steps in this direction and this year has decided to launch a plastic free campaign to renew its commitment to the safeguard of the environment.

#DFF14, gli ospiti sul palco dell’Antares

cropped-copertina-sito.pngPer la 14esima edizione del Dieciminuti Film Festival gli incontri con gli ospiti che abbiamo deciso di inserire offrono una vasta gamma di approfondimenti. Già dalla prima serata dedicata al giornalismo d’inchiesta.
Sul palco dell’Antares Marina Testa, giornalista professionista di Frosinone, intervisterà Cristina Fraddosio, tra le più coraggiose freelance oggi impegnate sul territorio nazionale. Cristina Fraddosio dal sito di Repubblica.it prima e dalle colonne de Il Fatto quotidiano dopo ha portato alla luce la protesta dei cittadini pugliesi che si sono schierati contro la realizzazione del gasdotto in Puglia e ne ha tratto un documentario che ha ricevuto diversi premi.
La chiusura della serata sarà, invece, dedicata all’esperienza del cinema nostrano con l’intervento al DFF di Luigi Imola (intervistato dalla nostra Marianna Milano), giovane attore e regista emergente, vincitore con il corto Rivalità del mini concorso Dieci Storie Brevi.
Mercoledì il festival entra nel vivo della sezione Esplorazioni con la prima delle interviste dedicate agli ospiti stranieri. Con il regista Victor Pinel scopriremo tutti i segreti della pellicola I Wish…, lavoro che ha firmato nel 2018 e che gli ha già permesso importanti riconoscimenti in diversi festival del mondo.
Più… intrigante la seconda parte della serata con Michelle Ferrari e la sua ‘rivoluzione del porno’. Sarà il critico Valerio De Simone a intervistare l’attrice sul tema delle innovazioni tecnologiche oggi adottate nell’ambito del cinema pornografico.
Giovedì 21 marzo il Dieciminuti Film Festival incontrerà il Festival delle Storie, tra gli eventi culturali più importati che ogni estate svela a scrittori, giornalisti, intellettuali di tutto il mondo la meravigliosa Valcomino. La giornalista professionista Laura Collinoli intervisterà il ‘padre’ del Festival delle Storie, Vittorio Macioce, caporedattore de Il Giornale e fondatore della rivista di cultura OMagazine. Sarà un’occasione imperdibile per provare a guardare al nostro territorio attraverso gli occhi di chi ha scelto di omaggiare la propria terra.
Tema centrale della serata di venerdì sarà la Spagna con gli incontri coordinati dalla nostra Sara Bucciarelli dedicati alle registe Raquel Troyano e Montse Bodas, all’attrice Aurora Gonzales, tutte e tre di ritorno da Roma dove, in mattinata, saranno protagoniste di un evento promosso con gli studenti de La Sapienza; chiuderà lo spazio con gli ospiti Carlota Pereda, regista di Cerdita che ha ottenuto il Premio Goya (l’equivalente del nostro ‘Donatello’) per il miglior cortometraggio.

Dieciminuti Film Festival 14 offers a wide range of insights that have been made possible by all the amazing guests that agreed to take part to the event. Day one will be entirely dedicated to investigative journalism.
The Antares stage will welcome Marina Testa – professional journalist from Frosinone – here to interview Cristina Fraddosio, one of the bravest freelancers in Italy. Cristina, who has freelanced for Repubblica.it and later for Il Fatto Quotidiano, has given a voice the citizens’ protests against the creation of a gas pipeline in Puglia. The documentary made from her inquiry has won her several awards.
The remaining of the first evening will be dedicated to Italian cinema. With Marianna Milano we will be joined on stage by Luigi Imola, up-and-coming actor and director as well as winner of the contest Dieci Storie Brevi (Ten Short Stories) with his short film Rivalità.
On Wednesday, Dieciminuti Film Festival gets to the heart of the Esplorazioni (Explorations) section with the first interview to one of our foreign guests. Together with Victor Pinel, director of I Wish…, we will unravel all the secrets of this short film that earned him significant recognition in several festivals all around the world.
The rest of the evening will have an even more intriguing twist with the actress Michelle Ferrari and her ‘porn revolution’. The critic Valerio De Simone will ask Michelle about the technological innovations that are used today in erotic cinema.
On March 21st, Dieciminuti Film Festival will meet Festival delle Storie, a cultural event that every summer gives writers, intellectuals and journalists all around the world the opportunity to discover the wonderful city of Valcomino. Professional journalist Laura Collinoli will interview the creator of Festival delle Storie Vittorio Macioce, also editor-in-chief of the paper Il Giornale as well as founder of the cultural magazine OMagazine. It will be a wonderful opportunity to try to look at our territory with the eyes of the people who chose to pay homage to their land.
Spain will be Friday night’s sole protagonist. With Sara Bucciarelli we will meet the directors Raquel Troyano and Montse Bodas and the actress Aurora Gonzales after a morning masterclass in Rome at University La Sapienza. Carlota Pereda, director of Cerdita and winner of a Goya Award for Best Short Film, will then conclude this series of insights.